Tintarella e macchie bianche

Copertina - Tintarella e macchie bianche

di Gaia Pupelli – Medico dermatologo – Bologna

Ha un nome curioso, pityriasi versicolor, ma è una patologia molto diffusa anche se a bassissima contagiosità. Si rende evidente soprattutto alla fine delle vacanze estive, quando sulla cute appaiono tante macchioline chiare che contrastano con l’abbronzatura. La pityriasi versicolor è un’infezione cutanea causata da un fungo normalmente presente sulla pelle, la Malassetia furfur, che in determinate condizioni diventa patogeno e si diffonde determinando la comparsa di chiazze asintomatiche, di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri, di forma ovalare, ben definite e di color camoscio o bruno. Le macchie tendono a confluire e inizialmente mostrano una fine desquamazione in superficie: da qui deriva il nome pitiriasi (dal greco “pityron”, simile alla crusca). Il termine versicolor invece deriva dal latino “versicolorèm” e descrive appunto il cambiamento cromatico delle macchie: queste infatti risultano più chiare durante o dopo l’estate, quando la pelle sana circostante si abbronza e si accentua il contrasto con le aree interessate dal fungo. Il contrasto tra la pelle sana e quella interessata dalla pitiriasi versicolor è la conseguenza della produzione da parte del fungo di acido azelaico, in grado di interferire e interrompere la sintesi di melanina. Occorre sottolineare che pur essendo causata da un fungo, la pitiriasi versicolor non è contagiosa. Solo raramente può associarsi a prurito. Sedi elettive sono il tronco, la nuca, il collo e le spalle. Accanto alla forma classica, appena descritta, esiste quella eritematosa, caratterizzata dalla presenza di macchie rosse, e quella atrofica. La forma eritematosa si manifesta generalmente in persone con le difese immunitarie compromesse o in caso di ipersensibilità (eccessiva reazione immunitaria) al fungo, mentre quella atrofica sarebbe la conseguenza dell’applicazione impropria di cortisone localmente sulle singole macchie. Fattori di rischio per la comparsa della malattia sono l’ambiente caldo-umido, l’eccessiva sudorazione e l’aumento della seborrea, associato anche a una predisposizione individuale. La diagnosi a opera del dermatologo è clinica, e può essere supportata dall’uso della lampada di Wood che evidenzia a livello delle macchie una fluorescenza giallo-verdastra tipica; nei pochi casi dubbi si può eseguire l’esame microscopico diretto sulle squame prelevate da chiazze. La visita dermatologica è utile per differenziare la pitiriasi da altre patologie caratterizzate da discromie cutanee (per esempio, vitiligine, pitiriasi alba, pitiriasi rosea di Gibert).
La terapia di elezione si basa sull’uso di antimicotici topici da applicare sulla pelle e/o sistemici, in base all’estensione della patologia. Nelle forme diffuse è consigliata infatti, su indicazione dello specialista, l’assunzione per 7-14 giorni consecutivi o con schema pulsato (una volta a settimana) di itraconazolo o fluconazolo, in rapporto a età e peso. Al termine della terapia è assolutamente normale la persistenza delle macchie bianche, più chiare rispetto al colore della pelle, perché il farmaco eradica il fungo, ma non stimola la melanogenesi, momentaneamente interrotta in modo reversibile dalla Malassetia. Lentamente e spontaneamente, dopo la guarigione, riprenderà la sintesi della melanina, che può essere accelerata utilizzando ripigmentanti da applicare sulle chiazze oppure esponendosi correttamente al sole. Infine, un problema frequente sono le recidive, per lo più stagionali in autunno e in primavera, che se particolarmente frequenti è possibile contrastare con l’uso di detergenti specifici e antimicotici topici.

 

MOUSSE O SOLUZIONI
Per quanto riguarda i topici molto utili sono le formulazioni in mousse o le soluzioni spray disponibili in farmacia contenenti chetoconazolo in concentrazione variabile 1-2% oppure ciclopiroxolamina al 1% o tioconazolo allo 0,5-1%.
Le mousse o le soluzioni, a differenza delle formulazioni in crema, possono essere distribuite con maggiore facilità, anche in zone con peli, e consentono di trattare comodamente ampie superfici come il dorso, di favorire un maggiore assorbimento del principio attivo e possono essere applicate anche a livello della nuca e soprattutto del cuoio capelluto, serbatoio della Malassezia, senza sporcare i capelli.
In generale, si consiglia di usare queste formulazioni 1-2 volte al giorno per 3-4 settimane circa. Prima di ogni nuova riapplicazione del prodotto si consiglia di lavarsi per rimuovere eventuali residui del trattamento precedente; tuttavia queste formulazioni non ungono eccessivamente e quindi la detersione può essere tranquillamente eseguita anche solo al bisogno.
ACCURATA DETERSIONE
Oltre alle soluzioni e alle mousse, per un trattamento combinato, è consigliato l’uso di detergenti antimicotici, sia per il corpo sia per il lavaggio dei capelli, da utilizzare sistematicamente 2-3 volte a settimana sempre per 3-4 settimane.
In questi casi, è necessario insaponarsi in modo accurato dal cuoio capelluto fino all’inguine, lasciare il detergente in posa qualche minuto e poi sciacquare.
Generalmente, i topici e i detergenti antimicotici, oltre a uno dei principi attivi indicati, possono contenere anche zinco piritione, un altro agente antimicotico e antibatterico, lattoferrina che interferisce con il metabolismo della Malassezia, e basse concentrazioni di acido salicilico per favorire la desquamazione delle chiazze color camoscio.
La maggior parte di questi prodotti ha una formulazione che non irrita la pelle e priva di nichel e parabeni.