Tra stress fisico e psicologico ne fa le spese la glicemia

Copertina - Tra stress fisico e psicologico ne fa le spese la glicemia

di Valentina Lombardi – Medico endocrinologo – Vimercate (MB)

Esistono 2 tipi di diabete, quello di tipo 1, con esordio infantile/giovanile dato da fattori genetici, immunologici e ambientali e quello di tipo 2 tipico degli adulti/anziani dato da diversi fattori come ad esempio lo stato di sovrappeso o l’inattività fisica. Spesso l’esordio del diabete di tipo 1 o la diagnosi di diabete di tipo 2 avvengono a seguito di un periodo di intenso stress: una malattia intercorrente, un lutto, una separazione, un forte dispiacere, una fase di studio o di lavoro particolarmente intense. Lo stress – sia fisico sia mentale – è in grado di aumentare la glicemia e può essere la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, portando alla comparsa o alla scoperta della malattia diabetica. Ma con quali meccanismi questo si verifica?

 

Gli ormoni dello stress aumentano la glicemia nel sangue

Gli eventi stressanti modificano la risposta ormonale portando al rilascio in circolo dei cosiddetti “ormoni dello stress” come cortisolo e catecolamine, che determinano una serie di conseguenze:

  1. innalzamento della glicemia;
  2. aumento del battito cardiaco;
  3. aumento della frequenza respiratoria.

Il meccanismo d’azione è facilmente intuibile: di fronte a uno stress fisico, l’organismo deve avere a disposizione l’energia per la fuga o per una reazione fisica immediata – il meccanismo innato di “fuggi o attacca”. Da qui la necessità di una maggior ossigenazione (data dall’aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria), ma anche di “energia pronta” per essere utilizzata dal sistema muscolare, fornita appunto da aumentati livelli di zucchero nel sangue.
Anche uno stress psichico è in grado di determinare modifiche della glicemia, sempre mediate da un’aumentata produzione di cortisolo.

 

Lo stress porta a un aumento di peso

Una condizione di stress cronico porta a una costante ipersecrezione di cortisolo, tra i cui effetti vi sono anche l’aumento dell’appetito e la facilitazione a una redistribuzione del grasso corporeo: non solo si mangia di più, ma si conserva più facilmente grasso a livello dell’addome. Il grasso addominale è il tessuto adiposo più pericoloso dal punto di vista cardiovascolare rispetto al tessuto adiposo depositato, ad esempio quello a livello di cosce e glutei perché le cellule di grasso depositate a livello del girovita (la cosiddetta “obesità viscerale”) sono infatti poco responsive all’insulina, che è l’unico ormone dell’organismo in grado di ridurre i livelli di glicemia. Un aumento del girovita significa dunque avere difficoltà a regolare i livelli di glicemia.

È possibile quindi affermare, per quanto detto finora, che lo stress contribuisce alla resistenza all’insulina.

È importante non farsi prendere dal panico e saper distinguere tra stress e stress. Al giorno d’oggi conduciamo tutti un’esistenza frenetica con ritmi quotidiani concitati, ma un livello di stress moderato ossia che possiamo sperimentare nella vita di tutti i giorni non deve metterci in allarme poiché è difficile che possa alterare in maniera significativa l’andamento della nostra glicemia.
Sono gli eventi drammatici e di stress severo per l’organismo quali:  un lutto, una separazione, una malattia o un ricovero ospedaliero… le condizioni nelle quali i livelli di glicemia possono subire delle sensibili modificazioni.

Ben documentata per esempio è la condizione in cui al momento del ricovero in ospedale per un trauma, una frattura, un infarto o altre severe malattie, soggetti non diabetici presentano livelli di glicemia particolarmente alti, che torneranno poi alla normalità una volta risolto l’evento acuto (condizione nota appunto come “iperglicemia da stress”). È buona norma che un paziente affetto da diabete avverta comunque il medico curante o il diabetologo nel momento in cui si trovi a vivere una situazione di grande tensione, anche emotiva, per valutare l’eventuale necessità di incrementare o modificare la propria terapia.
L’ansia, il dolore o l’agitazione possono contribuire ad alzare la glicemia, poiché il sistema nervoso gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo dei carboidrati.

 

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Lo stress non provoca il diabete!
Lo stress costituisce quindi un fattore in grado di compromettere l’equilibrio glicemico, ma attenzione: non è possibile che lo stress causi il diabete. Il diabete di tipo 2, che insorge generalmente in soggetti adulti/anziani, ha delle cause ben precise mentre il diabete mellito tipo 1 tipico dei bambini/giovani, richiede l’interazione tra fattori genetici, immunologici e ambientali. In particolare richiede necessariamente una predisposizione genetica. Questo non significa che più persone nella stessa famiglia debbano esserne affette, al contrario: nella stragrande maggioranza dei casi il diabete tipo 1 insorge in persone che non hanno altri famigliari interessati dalla malattia.

A un certo punto della vita delle persone geneticamente predisposte si determina una reazione infiammatoria a carico delle cellule del pancreas normalmente deputate alla produzione di insulina (cellule beta), che successivamente non vengono più riconosciute dal sistema immunitario e pertanto cominciano ad essere progressivamente distrutte. Questo processo di distruzione può durare settimane o mesi, o anche di più, ma la persona interessata non si accorge di essere diabetica fino a quando il danno non interessa l’80% delle cellule beta, fase in cui generalmente la glicemia presenta un equilibrio precario.

A questo punto della malattia un evento stressante come un lutto o un periodo di intenso stress possono far precipitare la situazione, portando all’esordio del diabete di tipo 1. Ciò si spiega con il fatto che questi eventi “stressanti” richiederebbero un aumento della produzione di insulina che tuttavia un pancreas, già ammalato, non è in grado di soddisfare. È per questo motivo che l’esordio del diabete mellito può essere preceduto da un evento stressante significativo.