L’importanza dell’aderenza alle terapie

Copertina - L’importanza dell’aderenza alle terapie

di Emanuele Crosti

“Drugs don’t work in patients who don’t take them” – Le medicine non sono efficaci nei pazienti che non le prendono… (Dr. C. Everett Koop).
Potrebbe sembrare un’affermazione scontata ma di fatto non lo è e l’aderenza terapeutica è fondamentale, specialmente nelle patologie croniche. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’aderenza come “il grado di effettiva coincidenza tra il comportamento individuale del paziente e le prescrizioni terapeutiche ricevute dal personale sanitario curante”.

L’ aderenza alle prescrizioni farmacologiche, comprende concetti come il rispetto della posologia (l’assunzione dei farmaci nelle dosi e nei tempi prescritti) e la persistenza terapeutica ossia la prosecuzione della cura per il periodo di tempo che ha indicato il medico.

La scarsa aderenza terapeutica ha conseguenze ampie e che riguardano tutte le persone coinvolte nel sistema sanitario: pazienti, personale sanitario, amministratori… ma toccano anche la spesa pubblica, l’ottimizzazione delle risorse, la lotta agli sprechi ecc.

Sempre l’OMS, riferendosi ai pazienti in trattamento farmacologico per malattie di cuore, sottolinea che 125.000 di loro muoiono, ogni anno, per scarsa aderenza alla terapia e che ogni anno si hanno il 23% in più di ricoveri in RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali – le case di riposo), il 10% in più di ricoveri ospedalieri oltre che a visite, trattamenti e interventi diagnostici, evitabili.

Per porre rimedio e sostenere il cambiamento dei propri comportamenti possono essere di aiuto programmi di auto-monitoraggio e auto-gestione dei medicinali, come regimi di dosaggio semplici con farmaci a lento assorbimento (che richiedono di assumere i farmaci una o poche volte al giorno).

 

Alcuni dati di aderenza rispetto ad alcune malattie:

  • diabete 62%
  • depressione 50% nei primi 3 mesi di terapia, 30% nei primi 6 mesi di terapia
  • pressione alta 55%
  • malattie croniche respiratorie (asma e BPCO) 14,3%
(dati AIFA/OSMED 2013)