Quando le gambe “pesano”

Copertina - Quando le gambe "pesano"

di Guido Arpaia – Medico angiologo ed ematologo Vimercate (MB)

Spesso con i primi caldi iniziano le sofferenze per le gambe, che ci presentano il conto delle trascuratezze invernali. Cosa si può fare per ridurre i disturbi senza necessariamente dover ricorrere a costose e spesso non risolutive terapie? Ma innanzitutto, di che cosa stiamo parlando? Non certo di situazioni patologiche. I primi stadi dell’insufficienza venosa sono caratterizzati da disagi, ma non da sintomi di malattia, quindi non considereremo in queste righe situazioni avanzate con varici, alterazioni della colorazione della pelle, gravi gonfiori o edemi delle gambe e quant’altro sia di pertinenza specialistica.

Non è una malattia

Pensiamo a tutte quelle persone che lamentano pesantezza, crampi notturni, lieve gonfiore delle caviglie e dei piedi la sera, soprattutto se sono costrette a stare a lungo in piedi durante il giorno e che non presentano alterazioni della consistenza e del colore della pelle delle gambe ma, eventualmente, solo piccole dilatazioni di vene superficiali o del sottocute, queste ultime con uno spessore massimo di 3 – 4 millimetri e non rilevate. Tali manifestazioni nel loro insieme vengono considerate tra le cosiddette flebopatie funzionali (alterazioni spesso temporanee delle vene superficiali), una condizione non certo patologica, infatti tra esse si può anche classificare anche la classica cellulite.
Per la diagnosi non sono necessari particolari esami strumentali, è sufficiente una visita accurata da parte del medico e non necessariamente dello specialista. Le “cure” di questi disturbi richiedono solo una maggior attenzione al proprio corpo e alla propria alimentazione e idratazione.


L’importanza di bere

Quando comincia a far caldo dobbiamo bere di più, soprattutto acqua e succhi di frutta o di verdura, evitando o limitando gli alcolici. Con il caldo si espelle calore tramite il vapore acqueo del fiato e l’evaporazione del sudore e se non beviamo ci disidratiamo. Questa condizione può succedere, ed è potenzialmente molto grave, nei bambini e negli anziani: i primi perchè dipendono da noi per le loro esigenze, i secondi per questa stessa ragione ma anche perché spesso subiscono una riduzione del riflesso della sete. Le bevande sopra citate costano poco o nulla: i succhi di frutta e di verdura si possono fare in casa con la centrifuga o l’estrattore e le acque dei nostri acquedotti sono, oltre che accessibili a tutti, controllate.

A chi sostiene di avere le gambe gonfie e teme il peggio, è facilmente dimostrabile di non avere un edema rilevante dal punto di vista clinico quando rilasciando la compressione della pelle effettuata con il dito viene a mancare l’impronta, oppure dal punto di vista ecografico, esplorando l’arto con una sonda settata per la visualizzazione delle parti molli sottocutanee.
In ogni caso non servono i diuretici. Peraltro, appena  cessa la loro azione i nostri reni (per fortuna) trattengono i liquidi persi in eccesso mentre, a seconda delle molecole, ci fanno disperdere potassio o calcio e altri elettroliti a noi indispensabili.

 

Stili di vita - Quale stile di alimentazione? - acqua

 

L’uso degli integratori

Il Collegio Italiano di Flebologia ha rivisto di recente le sue Linee Guida e, facendo parte del gruppo che le ha redatte, non posso che condividerne la posizione. Un integratore non può per definizione e legge “essere terapeutico”. Molti tra questi “cocktail” contengono più sostanze genericamente attive sulle vene, ma delle quali non si conoscono l’assorbimento e le interazioni tra loro e con altri farmaci. La loro assunzione, quindi, non dovrebbe essere affidata alla libera iniziativa o al consiglio non specialistico. In ogni caso, si tenga presente che quand’anche abbiano degli effetti, questi si rivelano in realtà solo sintomatici e non curativi.

 

Come combattere le “gambe pesanti”

  1. Ridurre il sovrappeso, evitando di saltare i pasti e limitando il sale.
  2. Incrementare l’attività fisica.
  3. Correggere le alterazioni posturali: ginocchio valgo e piede piatto peggiorano la funzionalità delle pompe venose, il sistema di contrazioni muscolari delle gambe che aiutano il ritorno del sangue venoso verso il cuore.La correzione con un plantare flebologico può influenzare in modo positivo eventuali problemi osteo-muscolari, ma anche la funzionalità venosa. Percorsi vascolari e ginnastica in acqua migliorano l’efficienza delle pompe venose, non caricano le articolazioni in caso di patologie concomitanti. Camminare in acqua al mare è altrettanto favorevole.
  4. Automassaggio: è noto che il massaggio delle gambe è in grado di alleviare molti dei sintomi descritti.
  5. Curare anche l’idratazione della pelle: in molti casi, i quadri di insufficienza venosa sono accompagnati da secchezza e perdita di elasticità cutanea, dovuti all’alterazione degli scambi microcircolatori nella pelle e nei tessuti sottocutanei. L’applicazione di creme idratanti – facendo attenzione ai gel a base di alcool, che danno un effimero senso di frescura, ma seccano la pelle – hanno un effetto antinfiammatorio e antiedematoso e accelerano il riassorbimento dei minimi edemi interstiziali.
  6. Fare docce caldo-fredde: l’azione congiunta di caldo e freddo in successione costringe e riabilita il nostro microcircolo ai normali riflessi vasoattivi.
  7. Dormire con le gambe più alte di almeno 8 cm rispetto al cuore: il modo più semplice è porre dei rialzi direttamente sotto al letto. Non è utile alzare le gambe con un semplice cuscino perché durante la notte, con i movimenti, potrebbe mancare il supporto dietro al ginocchio con il rischio di iperdistendere e “strozzare” la vena poplitea, che provvede al ritorno venoso di tutta la gamba, peggiorando la situazione.