Quando la memoria fa cilecca

Copertina - Quando la memoria fa cilecca

di Piercarlo Salari – Medico pediatra – Milano

Avere un momento di debolezza, in cui la nostra mente non ci risponde come vorremmo nel ricordare fatti più o meno utili della nostra esistenza può succedere a tutti, infatti stress, stanchezza e invecchiamento fanno la loro parte per rallentare il pensiero. Esistono farmaci, integratori e utili esercizi per stimolare e migliorare la memoria agendo su vari livelli.

A tutti è certamente capitato di non ricordare il nome di una persona, di un oggetto, di un luogo, il posto in cui abbiamo parcheggiato l’automobile, di dimenticare una ricorrenza importante oppure di non riuscire a scrivere o trovare le parole per esprimerci. Prima di entrare nel merito dei possibili strumenti cui ricorrere per aiutare la nostra mente, sono doverose alcune precisazioni.

Innanzitutto l’autocritica è sempre un elemento positivo agli occhi degli esperti: è un buon segno, insomma, arrabbiarci e irritarsi con noi stessi, mentre è più preoccupante, sotto il profilo clinico, chi non è consapevole delle proprie difficoltà, le ignora o si arrende passivamente.

In secondo luogo, se da un lato è vero che il nostro cervello ha la capacità di memorizzare una mole di informazioni molto vasta, dall’altro, va aggiunto, che in alcuni momenti possiamo avvertire una scarsa lucidità e poca dimestichezza a elaborare i pensieri: proprio come succede a un computer o a uno smartphone quando sono aperti numerosi documenti, allo stesso modo il nostro cervello, in condizioni di stress o di calo dell’umore, può trovarsi ostacolato e rallentato in tutte le sue funzioni. Alla stanchezza psicofisica si possono poi aggiungere i processi fisiologici di invecchiamento, che comportano la perdita di cellule nervose (fino a 100.000 al giorno dopo i 70 anni).

Tante possibili soluzioni

Cosa possiamo fare per migliorare le performance mnemoniche e cognitive? Il rimedio indubbiamente più efficace è l’esercizio costante, formato da letture, giochi enigmistici, calcoli ma anche da prove di abilità di coordinamento, ragionamento e deduzione. In altre parole è favorito chi si mantiene attivo, coltiva degli interessi e non vuole rinunciare al piacere di imparare cose nuove in ogni momento della propria vita.

In aiuto, però, possono venire alcuni farmaci (da assumere su prescrizione del medico) e integratori (consigliati da proprio farmacista) che non possono comunque  – è doveroso precisarlo – assicurare il ripristino della piena efficienza della memoria, soprattutto negli individui più anziani o con patologie neurodegenerative, ma possono comunque offrire un valido sostegno.

 

I meccanismi d’azione

Farmaci e integratori possono stimolare o migliorare la memoria agendo su vari livelli:

  • produzione di emoglobina e globuli rossi;
  • sostegno energetico e formazione dei neurotrasmettitori;
  • effetto antiossidante;
  • stimolazione dei circuiti nervosi e dell’umore.

Per quanto riguarda il primo aspetto va ricordato che il cervello consuma circa un quinto di tutto l’ossigeno dell’organismo. I globuli rossi lo trasportano ai tessuti grazie all’emoglobina, una particolare proteina che contiene ferro: la carenza di quest’ultimo si accompagna a difficoltà di concentrazione e memoria, affaticamento e irritabilità. L’apporto di ferro e acido folico sono dunque utili nel caso di queste carenze. Un importante supporto al metabolismo energetico è dato anche dalle vitamine del gruppo B e da due composti, la glutamina, un aminoacido da cui deriva il glutamato, e la fosfoserina, che partecipa alla fase di ristrutturazione delle membrane delle cellule nervoses.

Gli antiossidanti, tra i quali ritroviamo il betacarotene, le vitamine C ed E, e oligoelementi quali zinco e selenio, contrastano i radicali liberi, fattori che concorrono all’invecchiamento anche cerebrale.

Ci sono poi alcuni stimolanti naturali, quali Ginkgo biloba e ginseng, apprezzati perché migliorano l’acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine, e l’abilità cognitiva e pertanto sono impiegati nelle perdite di memoria dovute a età avanzata, nei disturbi della memoria a breve termine e nelle condizioni in cui è richiesto un maggiore impegno cognitivo, come per esempio durante la preparazione a un esame.

 

I farmaci

L’impiego dei farmaci, quali per esempio piracetam, citidina, uridina, olamina e nicergolina, è riservato a condizioni patologiche, come per esempio deficit associati a ipertensione, malattie cerebrovascolari o malattie neurodegenerative.
Questi medicinali sono caratterizzati da differenti meccanismi d’azione, dall’effetto neuroprotettivo al miglioramento della circolazione sanguigna cerebrale o al mantenimento del tono dell’umore. Essi sono utili a rallentare la progressione del declino mentale e a migliorare il benessere, ma non sono in grado di prevenire, a monte, i numerosi processi responsabili del deterioramento e devono essere associati a opportuni programmi personalizzati di training e riabilitazione cognitiva.

 

Due fattori da non trascurare

Tra i fattori in grado di influenzare le capacità mentali due sono di particolare rilevanza:

  • l’ansia, che è una componente sempre presente nella vita di ciascuno, e in molte situazioni acquista una valenza positiva in quanto favorisce la concentrazione e stimola un individuo ad affrontare un determinato problema. Quando tuttavia sfugge al controllo della volontà e supera la soglia dell’autocontrollo, essa diventa “paralizzante”, fino addirittura a bloccare l’organizzazione del pensiero e gli stessi movimenti corporei;
  • il numero di stimoli, da cui la mente viene contemporaneamente “colpita”; il nostro cervello, infatti, è già normalmente costretto a operare un filtro fra le molte informazioni che riceve in ogni frazione di secondo. Quanto più elevato è l’impegno richiesto nel memorizzare o recuperare in poco tempo più nozioni, tanto maggiore è l’affaticamento e quindi la probabilità di un progressivo esaurimento delle risorse mentali.

È chiaro che lo stile di vita, dall’alimentazione all’attività fisica, dal numero di ore di sonno alla regolarità dei ritmi, è un altro elemento fondamentale in grado d’influire sulle nostre prestazioni.

 

Pesce in vendita al mercato di Tsukiji - Tokyo – Giappone

Pesce in vendita al mercato di Tsukiji – Tokyo – Giappone (autore: Michael Maggs, CC BY-SA 3.0, fonte Wikimedia)

Il vero “segreto” del pesce
Contrariamente a un’antica diceria, il pesce è utile non per il fosforo, ma per gli acidi grassi essenziali omega 3 – acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesanoico (DHA) – che svolgono importanti funzioni nell’organismo, tra cui quella di costituenti delle membrane neuronali, alle quali conferiscono fluidità. Sono stati ottenuti importanti risultati dall’impiego di questi acidi polinsaturi nei disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione, come per esempio la dislessia.