Quando la glicemia scende troppo

Copertina - Quando la glicemia scende troppo

di Antonio Lunardi – Biologo nutrizionista – Lucca

Si parla di ipoglicemia quando i livelli di zucchero nel sangue sono uguali o inferiori a 70 mg/dl. Questa è una condizione pericolosa, che ogni paziente con diabete deve imparare a riconosce e gestire tempestivamente. Il glucosio rappresenta una fonte di energia di vitale importanza per tutte le cellule dell’organismo, in particolare per il cervello e i muscoli. Nelle persone che non sono affette da diabete, i livelli di glicemia vengono mantenuti costanti, né troppo alti né troppo bassi. In caso di diabete i livelli di zucchero circolanti sono invece troppo elevati, ma per effetto dei farmaci che si utilizzano per riportare i valori di glicemia alla normalità (insulina o farmaci che si assumono per bocca, cosiddetti ipoglicemizzanti orali), è possibile che i livelli di zucchero si abbassino troppo, dando luogo al fenomeno dell’ipoglicemia.

Si parla di ipoglicemia quando i livelli di zucchero nel sangue sono uguali o inferiori a 70 mg/dl. Questa è una condizione pericolosa, che ogni paziente con diabete deve imparare a riconosce e gestire tempestivamente. Se prontamente e adeguatamente trattata, l’ipoglicemia si risolve infatti nell’arco di poco tempo senza importanti conseguenze, ma se non riconosciuta e severa può portare a convulsioni e perdita di conoscenza, fino al coma. In alcuni casi, se non corretta per molto tempo (più di sei ore), può determinare inoltre alterazioni del ritmo cardiaco e in casi particolari anche la morte.

Il motivo per cui avere bassi livelli di zucchero nel sangue può essere pericoloso è che il nostro sistema nervoso centrale, quindi il nostro cervello, sa utilizzare come unica fonte di energia quella derivante dall’utilizzo degli zuccheri. Per questo motivo, per preservare il funzionamento del sistema nervoso centrale, quando i livelli di glucosio in circolo iniziano ad abbassarsi, nel nostro organismo si attiva un “sistema di emergenza” che porta alla produzione di una serie di ormoni, detti della controregolazione: adrenalina, glucagone, cortisolo, ormone della crescita. Sono sostanze che stimolano il rilascio di zucchero dai depositi, la costruzione di nuovo zucchero da parte del fegato che viene indirizzato verso gli organi più importanti come cervello e cuore. L’attivazione di questo meccanismo di emergenza si accompagna a una serie di sintomi, che sono da considerare come veri e propri campanelli d’allarme, che servono ad avvisare il soggetto della necessità di assumere immediatamente zucchero. Se non lo si fa, c’è il rischio che i livelli di glicemia continuino a scendere, provocando sintomi da malfunzionamento del cervello (convulsioni, coma), che possono compromettere anche pesantemente la quotidianità della persona affetta da diabete.

Come riconoscere l’ipoglicemia?

In caso di ipoglicemia lieve (sotto 70 mg/dl), i primi sintomi sono rappresentati da pallore e sudorazione, tremori, palpitazioni e battiti del cuore accelerati, formicolii, irritabilità, nervosismo, ansia, senso di fame. Quando i livelli di glicemia continuano a scendere – ipoglicemia moderata – (40-50 mg/dl), compaiono sonnolenza, diminuita concentrazione, confusione mentale, diminuzione della vista, mal di testa. Se si sa riconoscere l’ipoglicemia, si può provvedere subito all’introduzione di zuccheri semplici (vedi box 1). L’assunzione di zucchero deve avvenire nell’arco di minuti, perché in caso contrario l’ipoglicemia può progredire ulteriormente verso forme severe (valori inferiori a 30-40 mg/dl) nelle quali si può verificare perdita di conoscenza. In questi casi la correzione dell’ipoglicemia può avvenire solo mediante l’intervento di altre persone, che forniranno glucagone per via intramuscolare (è un ormone in grado di innalzare rapidamente i livelli di glicemia) o somministreranno glucosio direttamente in vena (questo è possibile però solo in ospedale).

Ogni persona avverte l’ipoglicemia in modo diverso, è fondamentale che ognuno impari a riconoscere il suo personale segnale e a comportarsi di conseguenza. È importante però che anche i familiari e gli amici dei pazienti affetti da diabete siano informati di questa situazione e sappiano riconoscere i sintomi da ipoglicemia per poter essere d’aiuto. Ci sono casi in cui, anche in presenza di valori di glicemia molto ridotta, non si avverte alcun sintomo. Questa condizione è particolarmente pericolosa e si verifica in individui che presentano con molta frequenza episodi di ipoglicemia: in questi casi è come se l’organismo si “abituasse” ai bassi valori glicemici, così da attivare i livelli di allarme solo per valori di glicemia molto molto bassi. È vera anche la condizione opposta, per cui soggetti abituati ad avere delle glicemie costantemente molto elevate possono avvertire i classici sintomi da ipoglicemia anche per valori intorno a 90-100 mg/dl.

Zollette di zucchero        A cosa corrispondono 15 grammi di zuccheri semplici?

 

Quali sono le cause?

L’ipoglicemia può essere determinata da differenti cause come un eccesso della terapia con insulina o da un eccesso di farmaci ipoglicemizzanti (anche se non tutti i farmaci assunti per il diabete determinano ipoglicemie), un’attività fisica non programmata o più prolungata del solito (con l’esercizio fisico si consuma energia e i livelli di glicemia si riducono), un insufficiente apporto di carboidrati o un’assunzione eccessiva di alcolici o superalcolici. Le ipoglicemie preoccupano molto le persone con diabete e spesso la paura dell’ipoglicemia compromette la corretta adesione alla terapia consigliata dal diabetologo. Un’ipoglicemia ogni tanto può capitare ed è “prevedibile” nella storia di un diabetico, ma se gli episodi sono troppo frequenti possono creare problemi anche seri e in questo caso è bene rivolgersi al proprio diabetologo.

 

Controllare l'ipoglicemia