Importanza dell’abolizione del fumo come fattore di rischio

Copertina - Importanza dell’abolizione del fumo come fattore di rischio

di Emanuele Crosti

 

L’asma è una malattia cronica respiratoria, caratterizzata da ostruzione bronchiale, iper reattività bronchiale e perdita della funzionalità respiratoria. A partire da questa  definizione proviamo ad inquadrare il rapporto asma-fumo ragionando da entrambi i punti di vista, partiamo dal fumo.

Uno dei fattori di rischio, di tipo ambientale è l’esposizione al fumo di tabacco, si parla di fattore ambientale perché non interessa solo direttamente i fumatori ma anche i numerosi “fumatori passivi” che, fino all’emanazione delle attuali norme antifumo, erano costretti a convivere con il fumo. Sia il fumo attivo che il fumo passivo contengono le medesime sostanze, ma in proporzione diversa. In alcuni casi sono presenti sostanze in proporzione molto superiore nel fumo passivo che in quello diretto del fumatore.

Ad esempio il 4-amminobifenile   4-amminobifenile - Importanza dell’abolizione del fumo come fattore di rischio

molecola collegata al cancro vescicale, è almeno 31 volte più concentrato nel fumo passivo che nel fumo attivo.

Il fumo di tabacco è composto da oltre 4800 sostanze che si sviluppano per lo più durante la combustione. Alle sostanze naturalmente presenti nella foglia di tabacco essiccata si aggiungono quelle introdotte durante la produzione, da questo punto di vista le sigarette e il tabacco da pipa sono molto più “trattati” rispetto al sigaro, tutto sommato composto principalmente da foglie di tabacco intere arrotolate.

Le più note componenti presenti nel fumo di tabacco sono:

  1. la nicotina: è la sostanza presente naturalmente nelle foglie di tabacco ed è quella che fisiologicamente induce la dipendenza. Una volta inalato il fumo, attraverso i polmoni viene assorbita e in 7-10 secondi arriva nel sangue e nel sistema nervoso centrale, inducendo il rilascio di numerose altre sostanze. Dal punto di vista respiratorio aumenta la frequenza respiratoria e fa abbassare la profondità di respirazione a causa del ridotto trasporto di ossigeno.
  2. il catrame: si forma durante la combustione ed è un composto nero e appiccicoso composto da centinaia di sostanze chimiche, per circa 90 di queste è stata dimostrata la cancerosità, gli idrocarburi policiclici aromatici e le N-nitrosammine sono i principali colpevoli.
  3. Il monossido di carbonio (CO): è un gas incolore e inodore, che si forma per combustione incompleta di composti contenenti carbonio. Non è contenuto solo nel fumo del tabacco ma si forma nelle combustioni incomplete in genere, sono purtroppo noti i casi di avvelenamento da CO per difetti di combustione di scaldabagni, stufette, … Se la combustione è completa si forma dell’innocua anidride carbonica (CO2).

Il CO si lega all’emoglobina, la molecola presente nei globuli rossi che è il trasportatore dell’ossigeno nel corpo umano, il CO ha un’affinità con l’emoglobina circa 325 volte superiore a quella dell’ossigeno, riducendo di fatto l’apporto di ossigeno ai tutti gli organi. Per fortuna il legame con l’emoglobina è reversibile e il CO inalato viene principalmente eliminato, in ambiente libero da CO, con la respirazione. Nel caso dei fumatori l’intervallo fra una sigaretta è l’altra è troppo breve per consentire questa eliminazione, per cui perdurano alti livelli di carbossiemoglobina (COHb) nel sangue con molti riflessi negativi sul sistema cardiovascolare.

Nelle sigarette e nel tabacco da pipa vengono introdotti anche aromatizzanti, umidificanti, sostanze sbiancanti, sostanze conservanti, sostanze leganti, che in combustione producono ulteriori derivati.

 

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Riprendiamo il discorso dal secondo punto di vista, quello dell’asma, una malattia respiratoria di origine infiammatoria caratterizzata anche da uno stato patologico di contrattura delle pareti bronchiali (broncospasmo): il già ridotto passaggio dell’aria nel paziente asmatico è sicuramente aggravato dall’azione infiammatoria del fumo inalato.

La mucosa bronchiale costantemente infiammata ha una risposta più debole ai farmaci broncodilatatori, obbligando lo specialista ad aumentare le dosi per controllare il broncospasmo con numerosi effetti collaterali, tutti evitabili assumendo i farmaci a dosi inferiori.

La mucosa bronchiale “stressata” dal fumo è più suscettibile alle infezioni virali o batteriche tipiche dei mesi freddi che possono ulteriormente aggravare il quadro clinico complessivo.

Per ultimo si ricorda che nei soggetti allergici, la cronica infiammazione, può rendere sensibili a “nuovi” allergeni a cui precedentemente non si era reattivi, allargando lo spettro di sensibilità allergica che peggiora la malattia asmatica e favorisce riacutizzazioni più frequenti.