Quando il diabete dà alla testa

Copertina - Quando il diabete dà alla testa

di  Valentina Lombardi – Medico endocrinologo – Vimercate (MB)

Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di studi scientifici ha documentato una stretta associazione tra alterazioni del metabolismo glucidico e disturbi cognitivi. Una prima osservazione al riguardo risale addirittura a più di 80 anni fa: già in uno studio del 1922 fu osservato che soggetti con diabete mostravano prestazioni cognitive ai test di memoria e attenzione inferiori del 15-20% rispetto ai soggetti di controllo non diabetici. Da allora, numerosi altri studi clinici hanno confermato tali osservazioni, rafforzando sempre più la relazione tra diabete e demenza.

Tutte le persone, invecchiando, perdono parte della loro capacità cognitiva, come la “prontezza di memoria”, la flessibilità – intesa come capacità di adeguarsi al cambiamento di un contesto – e possono avere qualche difficoltà nell’orientamento temporale e spaziale. Può trattarsi del fisiologico invecchiamento o di una forma chiamata deterioramento cognitivo lieve, che comunque permette di mantenere l’autosufficienza. Solo in certi casi questa forma evolve verso una difficoltà più seria, definita demenza.

La demenza può avere un’origine vascolare, oppure può essere determinata da una degenerazione del tessuto cerebrale (morbo di Alzheimer), che rappresenta di gran lunga la forma più comune di demenza (circa il 70% dei casi). Il diabete in particolare sembra accelerare la comparsa di deterioramento cognitivo lieve e sembra a oggi costituire un importante fattore di rischio per lo sviluppo di demenza vascolare e, secondo alcune più recenti evidenze, anche per la malattia di Alzheimer.

Dopo diversi anni dalla diagnosi di diabete, in particolare in caso di scarso controllo della malattia, alcuni organi iniziano a mostrare segni e sintomi di sofferenza diabete-correlata, tra questi anche il cervello.

L’iperglicemia cronica è stata di per sé associata alla riduzione delle funzioni cognitive, dovute a:

  1. danni neuronali diretti alle cellule nervose (neuroni): l’iperglicemia cronica determina una sorta di “tossicità” a livello cellulare;
  2. danni neuronale indiretti, determinato da micro e macro lesioni vascolari, è nota la correlazione fra diabete e lesioni al sistema vascolare, in particolare quello arterioso.

L’occlusione di arterie e capillari a livello cerebrale può avere esiti macroscopici e drammatici (l’ictus) oppure, più spesso, si tratta di micro lesioni non facilmente evidenziabili o addirittura asintomatiche, detti infarti cerebrali silenti (IS). Multipli, piccoli e inavvertiti IS sembrano essere i responsabili della cosiddetta demenza vascolare.

 

Come tenere a bada il rischio

Avere un buon controllo glicemico, oltre che degli altri fattori di rischio cardiovascolare (controllo del colesterolo, “pressione alta”, fumo, obesità…) riduce la comparsa e la progressione della demenza.

Cosa significa “avere un buon controllo glicemico”? Il valore dell’emoglobina glicata è un parametro che si può valutare con un semplice prelievo di sangue ed è in grado di fornire informazioni sullo stato del controllo glicemico, in quanto esprime i valori medi delle glicemie dei tre mesi precedenti il prelievo.

Un valore elevato di emoglobina glicata indica uno scarso controllo della malattia, nel caso di glicemie costantemente superiori alla norma.

Questo parametro non ha un valore assoluto ma è da correlare alla situazione in essere, infatti una persona potrebbe avere buoni valori di emoglobina glicata anche in caso di alternanza di ipoglicemie e iperglicemie: forti oscillazioni glicemiche si sono dimostrate altrettanto dannose di una costante iperglicemia.

Un’alta variabilità glicemica giornaliera si correla alla comparsa di deficit cognitivi perché le fluttuazioni delle concentrazioni plasmatiche di glucosio favoriscono la formazione di specie reattive dell’ossigeno, responsabili di danni vascolari.

Anche la costante ipoglicemia ha effetti deleteri sul corretto funzionamento cerebrale, infatti le funzioni cerebrali sono completamente dipendenti dal glucosio circolante, in quanto i neuroni utilizzano glucosio come unica fonte di energia: In caso di riduzione dei valori glicemici al di sotto di un determinato valore, il cervello inizia a non essere in grado di svolgere le proprie funzioni. Una severa e prolungata ipoglicemia, se non corretta, può determinare deficit cerebrali irreversibili, così come è documentato che ripetuti attacchi ipoglicemici lievi possano causare deficit cognitivi permanenti.

Per tenere “la testa a posto” occorre quindi non solo avere un valore di emoglobina glicata entro il range raccomandato dalle linee guida (% emoglobina glicata < 6,3), ma anche ottimizzare il compenso glicemico in termini di regolarizzazione costante della glicemia con il minore numero possibile di sbalzi di glicemia.

 


Quale rapporto tra diabete e Alzheimer?

Il legame tra queste due malattie, entrambe molto frequenti nella popolazione con più di 65 anni, sembra essere l’insulino-resistenza: una condizione di inadeguata risposta all’insulina da parte del tessuto muscolare e da quello adiposo che nel corpo umano regolano l’ingresso del glucosio circolante all’interno delle cellule. Questa scarsa o mancata risposta è una condizione tipica del diabete di tipo 2.
L’insulina sembra giocare un ruolo fondamentale anche a livello cerebrale; anche in questo tessuto sono infatti normalmente presenti numerosi recettori per l’insulina.
Caratteristica della malattia di Alzheimer è la presenza a livello cerebrale di placche di amiloide, un materiale proteico insolubile che si deposita negli spazi extracellulare, si accumula nei neuroni e ostacola il funzionamento di intere aree del cervello.
L’enzima deputato alla degradazione della proteina amiloide è lo stesso che degrada l’insulina e in caso di diabete, la condizione di insulino-resistenza sembra “sottrarre” l’enzima alla proteina amiloide che, non degradandosi, si accumula nei neuroni generando le placche tipiche della demenza di Alzheimer.


Cosa fare per tenere “la testa a posto” anche in caso di diabete

  • Ottenere dei buoni valori di emoglobina glicata;
  • Ridurre al minimo le oscillazioni glicemiche giornaliere;
  • Controllare gli altri fattori di rischio cardiovascolare (“pressione alta”, livello del colesterolo, fumo, obesità, …);
  • Mantenere una vita attiva, anche la sedentarietà è stata associata a deficit cognitivi.

 

Informazioni dalla diagnostica

Usando la risonanza magnetica cerebrale è stata notata una riduzione di volume di alcune aree cerebrali nei soggetti affetti da diabete mellito rispetto al volume presentato da persone non diabetiche: si è trovata inoltre una correlazione inversa tra la riduzione volumetrica cerebrale ed elevati livelli di emoglobina glicata.

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