BPCO e vaccinazione anti-influenzale

Copertina - BPCO e vaccinazione anti-influenzale

di Emanuele Crosti

In ogni stagione invernale arriva prima poi il momento in cui tutto il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) dà il via alla promozione della campagna vaccinale anti-influenzale attraverso i professionisti della salute in prima linea con il pubblico: i farmacisti e i medici di base.
Ovviamente viene offerta la possibilità di vaccinarsi anche ai pazienti affetti da patologie croniche del sistema respiratorio come la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO); proviamo quindi a ragionare per definire in quali casi e per quali motivi possa essere utile decidere di farsi vaccinare.

E’ innanzitutto necessario fare chiarezza: con il termine “influenza”, il grande pubblico, racchiude tutte le numerose malattie del periodo autunno-invernale caratterizzate da un rialzo febbrile accompagnato da sintomatologie anche molto diverse tra loro, quali ad esempio: tosse, bronchite, dolori articolari e ossei, mal di testa, mal di gola, naso chiuso o al contrario che “sgocciola”, malessere generale e tutti gli altri sintomi da raffreddamento, incluse varianti gastrointestinali.

In realtà ci sono numerosi i ceppi di virus e batteri che provocano questi sintomi, come ad esempio i virus parainfluenzali Paramyxovirus, i Rinovirus responsabili del raffreddore, gli Adenovirus, i Coronavirus, ma sono gli Influenzavirus A-B-C i veri e propri virus influenzali, responsabili delle complicanze più gravi dei sintomi sopra elencati.
Di questi tre ceppi principali esistono numerosi sottotipi (sierotipi) ed ogni anno l’OMS, basandosi su dati statistici ed epidemiologici, consiglia due tipologie di vaccino differenzato: uno per l’emisfero Nord del mondo e l’altro per quello Sud del mondo – più in pratica un “cocktail” di sottotipi che si presume possano incombere l’inverno successivo – .
Solo nel caso di infezione umana da sottotipi di Influenzavirus A-B-C il termine “influenza” ha un significato proprio e non è un semplice sinonimo di “febbre”.

Per questo motivo la vaccinazione anti-influenzale non protegge da tutte le “influenze” provocate dagli altri ceppi, né tanto meno può evitare di avere rialzi febbrili dovuti ad altre malattie non influenzali: l’immunizzazione è specifica solo per specifici sottotipi dei tre ceppi principali.

 

Immagine - BPCO e vaccinazione anti-influenzale

 

Solo per alcuni sottogruppi di cittadini che svolgono particolari attività lavorative, o hanno particolari patologie croniche o ancora appartengono a fasce di età costituzionalmente più fragili quali anziani o neonati, il SSN consiglia la vaccinazione nel periodo che precede il picco di massima diffusione influenzale. Nello specifico la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2016-2017”, diffusa il 2 agosto 2016, vengono elencate tutte le categorie a rischio per cui è consigliata la vaccinazione:

BPCO e vaccinazione anti-influenzale - Tabella categorie a rischio

 

Torniamo alle malattie respiratorie, come si vede anche nella specifica voce della circolare,  la vaccinazione anti-influenzale per i malati da BPCO è caldamente consigliata al fine di evitare possibili e gravi complicazioni non solo respiratorie ma anche cardiocircolatorie.

Oltre alla vaccinazione si consiglia di mettere in atto alcuni comportamenti per limitare le infezioni delle prime vie respiratorie, quali:

  • non frequentare persone già malate;
  • evitare ambienti chiusi, surriscaldati e sovraffollati, come ad esempio i mezzi pubblici;
  • riguardarsi dagli sbalzi termici ed in particolare dagli ambienti freddo-umidi.