BPCO e apnee notturne

Copertina - BPCO e apnee notturne

di Emanuele Crosti

La sindrome da apnee notturne, in particolare quella dovuta a cause di tipo ostruttivo, tipologia identificata con la sigla OSAS (dall’inglese Obstruction Sleep Apnea Syndrome), è caratterizzata dall’interruzione del normale flusso respiratorio nonostante il regolare funzionamento dei muscoli respiratori.
È una patologia strettamente legata al fenomeno del russamento, la cui comparsa è proprio un campanello di allarme di problemi respiratori notturni; chi soffre solo di OSAS, infatti, ha disturbi respiratori solo quando dorme.

Durante il sonno, a causa della posizione assunta e del rilassamento generale dei muscoli, si manifesta già fisiologicamente una riduzione del calibro delle vie aeree, in particolari di quelle superiori. Per compensare questa situazione i muscoli respiratori e il diaframma aumentano la frequenza di movimento, così da mantenere costante l’ossigenazione; un equilibrio garantito da recettori del livello di ossigeno nel sangue che controllano automaticamente la dinamica dei muscoli necessari alla respirazione.

In presenza di apnee o ipoapnee (flusso respiratorio notevolmente ridotto), si manifesta un calo repentino dell’ossigenazione con aumento della pressione sanguigna e dell’attività cardiaca accompagnato da possibili aritmie, microrisvegli, o risvegli con affanno o per tosse e catarro.
La presenza di OSAS è spesso associata nello stesso paziente alla BPCO: è stato calcolato che l’11-16% dei soggetti con BPCO soffre anche di apnee ostruttive notturne.
Se si ha la presenza contemporanea di OSAS e di BPCO si parla di Overlap Syndrome (OS – sindrome da sovrapposizione), condizione nella quale si registrano:

  1. ipossiemia (riduzione dell’ossigeno trasportato nel sangue);
  2. ipercapnia (accumulo patologico di CO2 in circolo);
  3. ipertensione polmonare (aumento della pressione del circolo vascolare polmonare).

Tuttavia la principale alterazione che si manifesta è l’ipoventilazione con la conseguente riduzione dei volumi d’aria scambiati.

 

Tale condizione è dovuta a diversi fattori:

  • ridotta mobilità della parete toracica per alterazione del meccanismo contrattile del diaframma, dei muscoli intercostali e di quelli accessori;
  • scarsa reattività allo stimolo fisiologico, dovuto al basso livello di ossigeno, di incremento della frequenza e di profondità degli atti respiratori;
  • resistenza al flusso aereo nelle vie aeree superiori per la presenza di muco e per la diminuzione del calibro dovuta alla BPCO;
  • asincronie nei movimenti fra i muscoli intercostali e il diaframma dovute alle resistenze respiratorie e/o alla presenza di russamento.

 

Nei pazienti OSAS e OS il trattamento di base consiste nella ventilazione meccanica notturna con device di tipo CPAP; in presenza di OS nel caso persistono cali di saturazione nel sangue nonostante l’abolizione delle apnee in cui  viene introdotto l’uso dell’ossigeno. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia di tale introduzione, che porta ad evidenti progressi per il sistema cardiovascolare e la funzione cognitiva, alla riduzione del numero dei ricoveri in ospedale e a un miglioramento complessivo della qualità della vita
Fondamentale sono il corretto uso del presidio terapeutico (bombola se presente, ventilatore, mascherine facciali o nasali…) e il corretto flusso di aria/ossigeno per i diversi momenti della vita del paziente: veglia, attività, riposo, sonno.

 

I device di tipo CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) creano una corrente d’aria (o di aria arricchita di ossigeno) con una pressione leggermente superiore a quella dell’ambiente, attraverso una maschera facciale o nasale collegata con un tubo all’apparecchio e all’ossigeno;  questa pressione positiva mantiene pervie (aperte) le vie aeree. Tale tipo di terapia ventilatoria è quella che meglio riproduce l’attività respiratoria spontanea.
Gli effetti positivi, specialmente durante il riposo notturno, sono subito evidenti al paziente (scomparsa o riduzione dei risvegli notturni) e ai suoi famigliari (scomparsa del fenomeno del russamento…). Fisiologicamente si ha da subito un incremento del livello di ossigeno del sangue (saturazione) e una stabilizzazione della frequenza cardiaca.

 

BPCO e apnee notturne - Uso di apparecchio CPAP

Uso di apparecchio CPAP (autore: PruebasBMA, CC BY-SA 3.0, fonte Wikimedia)

 

Riportiamo qui alcuni consigli generali per migliorare il sonno in caso di apnee notturne:

  • riduzione del peso corporeo (circa i 2/3 dei pazienti con OSAS sono obesi), una decisa riduzione del peso corporeo porta subito a miglioramenti della qualità del sonno;
  • eliminazione di pasti troppo abbondati di sera, causa della possibile presenza di reflusso gastroesofageo in persone con problemi respiratori (vedi articolo “Asma e riflusso gastroesofageo”);
  • sospensione degli alcolici almeno nel pasto serale, l’alcol porta a rilassare i muscoli favorendo la caduta della lingua all’indietro durante il risposo notturno e la chiusura delle vie aeree superiori per rilassamento delle pareti molli a livello delle faringe;
  • evitare l’uso di sonniferi a base di benzodiazepine: inducono il sonno ma favoriscono anche la comparsa di apnee notturne;
  • variare la posizione del sonno: è stato osservato che dormire in posizione supina (a pancia in su) porta ad un peggioramento delle apnee, della saturazione sanguigna e degli episodi di russamento. Esistono appositi cuscini che favoriscono e aiutano a mantenere la posizione laterale.

 

Oltre a disturbi già presentati, un sonno alterato da apnee notturne può determinare durante il periodo di veglia:

  • sonnolenza diurna;
  • deficit della memoria;
  • irritabilità;
  • colpi di sonno.