Asma e piscina

Copertina - Asma e piscina

di Emanuele Crosti

Con l’arrivo della primavera e dei primi caldi dell’estate si cambia il modo di vestirsi e variano i luoghi di socializzazione: si comincia ad abbandonare i luoghi chiusi e a frequentare di più ambienti all’aria aperta.
Fra i luoghi non “naturali” tipicamente estivi non possiamo non ricordare le piscine, luoghi in cui anche i più pigri, che non si sono lasciati tentare dall’attività sportiva nel periodo freddo, cercano refrigerio.

La piscina, chiusa o all’aperto, sta a significare –  alta concentrazione di cloro – specialmente nelle vasche riservate ai più piccoli, dove l’acqua è più bassa ed è generalmente maggiore la concentrazione di urina.
Diversi studi scientifici hanno documentato crisi respiratorie asmatiche o disturbi respiratori nasali (starnuti, pruriti e rinorrea -improvvise crisi di secrezioni nasali abbondanti-) successivi alla balneazione in piscina.
Si è anche verificato che l’iperreattività bronchiale aspecifica, già presente precedentemente al contatto con il cloro, peggiora successivamente al bagno predisponendo ad ulteriori crisi.

Si parla di iperattività bronchiale di tipo aspecifico perché spesso si hanno spasmi della muscolatura liscia dei bronchi (broncospasmi) a contatto con stimoli “generici”, anche molto diversi fra loro, quali aria calda, polveri, farmaci…
Queste crisi possono avvenire non solo nel periodo di permanenza in acqua, ma anche nella mezzora successiva all’uscita di vasca.

 

Il principale indiziato, come già affermato, risulta essere il cloro che è presente nell’acqua ma anche nei vapori che si innalzano dalla superficie, pertanto:

  • le piscine all’aperto andrebbero evitate nelle giornate o almeno nelle ore più calde, ovvero quelle in cui è favorita l’evaporazione;
  • quelle al chiuso talvolta anche,  poichè tendenzialmente hanno una  concentrazione più alta di vapori di cloro dovuta a scarsa ventilazione, la temperatura e l’umidità elevate.

 

Gli ultimi studi scientifici confermano che il fenomeno è accentuato nel caso di esposizioni prolungate al cloro,  come per esempio, nel caso di attività agonistica, ma anche relativizzando affermazioni più categoriche di studi precedenti in cui si escludevano tutte le attività in piscina per i soggetti asmatici. Ora si concede, anche agli asmatici, una frequentazione sporadica della piscina: al massimo 2 volte a settimana per 50’/1h. ogni volta, considerando comunque la situazione personale e il livello di gravità dell’asma.

Lo specialista è in grado di adeguare e personalizzare al massimo la terapia per chi desidera fare attività sportiva in acqua. Con un pre-trattamento a base di broncodilatatori specifici si riescono a conciliare asma e piscina, almeno fino a quando un peggioramento dei test respiratori, terapia pre-trattante mirata a parte, consiglino di cambiare tipo di sport…

 

Immagine - Asma e piscina

 

Esiste anche la possibilità di scegliere piscine (…purtroppo non tutte!), in cui la sterilizzazione dell’acqua viene effettuata con tecniche complementari al trattamento con cloro, ad esempio usando l’ozono, l’ossigeno o con i raggi UV a onde corte che hanno un’efficace azione germicida. Utilizzando queste tecniche è possibile limitare l’uso di prodotti chimici fino all’80% ; questi sistemi sono disponibili anche per le piscine domestiche.

Come abbiamo detto, il responsabile principale delle reazioni respiratorie è il cloro, un disinfettante ad azione lenta e che richiede concentrazioni elevate per esercitare la sua funzione. Ma quest’ultimo ha anche dei “complici”, infatti dal cloro possono derivare sostanze altrettanto irritanti come le cloroammine, prodotte dal cloro in presenza di ammoniaca o liquidi organici (sudore e urina): le cloroammine sono le responsabili del classico “odore di piscina” perché più persistenti nell’aria.

L’utilizzo, anche nelle grandi piscine, di trattamenti complementari al cloro permette anche di abbattere la concentrazione di cloroammine nell’ambiente, ripristinando il corretto livello di cloro attivo nell’acqua ed evitando “cure d’urto” ad alta concentrazione di prodotti chimici.