Asma e obesità

Copertina - Asma e obesità

di Emanuele Crosti

L’asma è una delle più diffuse patologie croniche del sistema respiratorio ed è conosciuta dal grande pubblico anche perché può manifestarsi fin dall’infanzia (asma pediatrico). L’asma ha numerosi fattori scatenanti ma solo di alcuni è stata verificata la diretta correlazione come per gli allergeni – sostanze presenti nella vita quotidiana che, in soggetti predisposti scatenano le reazioni abnormi del tessuto bronchiale tipiche di questa patologia. Altri fattori hanno correlazioni più nascoste, una di queste è l’obesità, condizione di cui non stati ancora chiariti i rapporti diretti con l’asma ma si ha ormai la certezza che i soggetti obesi hanno una maggior probabilità di sviluppare l’asma nel corso della propria vita.

Un indice indicativo del peso corporeo è il valore di BMI (Body Mass Index), in italiano indice di massa corporea IMC), che,  con una semplice formula matematica, mette in relazione il peso del soggetto con la sua altezza: peso in kg/ altezza2 (espressa in m2). Ad esempio un soggetto alto 180 cm (1,8 m) e pesante 75 kg avrà un IMC di 23,15. Recentemente è stata proposta una versione più complessa della formula per il calcolo del IMC: 1,3 x peso in kg / (altezza in metri)2,5.

Riprendendo l’esempio precedente il “nuovo” indice di IMC sarà di 22,43 – una differenza tutto sommato piccola – ma le finalità delle modifiche apportate alla formula servono soprattutto per compensare l’IMC per persone con altezza < 152 cm o > di 200 cm.

L’obesità, nel paziente asmatico ormai cronico, complica la gestione della malattia e richiede dosaggi superiori di farmaci broncodilatatori e di corticosteroidi rispetto ad un normopeso. L’asma tipicamente ha, come seconda scelta farmacologica dopo i broncodilatatori orali, i prodotti cortisonici che hanno come effetti secondari l’aumento dell’appetito e del peso, soprattutto dovuto al ben conosciuto effetto collaterale della ritenzione dei liquidi.
Allo stato di grave sovrappeso è stata collegata anche il peggioramento e il negativo mantenimento dello stato infiammatorio nei bronchi, a causa dello squilibrio fra molecole ad azione infiammatoria, della famiglia delle adipochine, presenti in eccesso e alla carenza di una molecola della stessa famiglia ad azione contraria (adiponectina).
Un’importante conseguenza dell’obesità, collegata all’asma, è la facilità con cui si instaura il reflusso gastro esofageo, cioè la risalita nell’esofago di materiale presente nello stomaco per una difettosa chiusura degli sfinteri di comunicazione fra esofago e stomaco, vedi l’articolo “Asma e riflusso gastroesofageo”.
Dagli studi si è visto che, anche a livello di asma giovanile, il paziente obeso ha un rischio triplo rispetto al non obeso di continuare ad essere asmatico.La perdita di peso negli asmatici obesi, in particolare a livello di età adulta, porta a un miglioramento nella funzione polmonare, nei sintomi e nella riduzione dell’uso di farmaci.
Uno studio recente coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del CNR di Pozzuoli, pubblicato su Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha verificato che i soggetti asmatici obesi hanno un fenotipo (in genetica, l’insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo determinate dall’interazione fra la sua costituzione genetica e l’ambiente) diverso da quelli che sono solo obesi o solo asmatici.  Lo studio è stato fatto con apparecchiature sofisticate e raffinati strumenti di statistica per ricavare un modello matematico che superasse le differenze interpersonali.

 

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Classi di IMC per adulti 18-65 anni:

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