Aderenza terapeutica: alcuni spunti di riflessione

Copertina - Aderenza terapeutica: alcuni spunti di riflessione

di Emanuele Crosti

L’aderenza terapeutica è un argomento sempre molto “discusso” da qualunque punto lo si affronti.

Gli attori coinvolti nell’aderenza terapeutica sono 3:

  • Paziente
  • Medico
  • Società

e sono legati fra loro da 5 dimensioni collegate all’aderenza:

Aderenza terapeutica: alcuni spunti di riflessione - Schema aderenza

Proviamo a proporre alcuni spunti di riflessione:

  1. La scarsa aderenza è da considerare un fattore di rischio “occulto” nelle patologie croniche, perché è nascosto fra le pieghe delle idee e delle convenzioni del paziente, è occultato nel linguaggio non sempre limpido del medico o è eclissato da altri fattori concomitanti apparentemente più oggettivi come ad esempio i problemi economici. A questo proposito uno studio del 2010 del New England Medical Journal ha dimostrato che la non aderenza non scenderebbe al di sotto del 40% anche se i medicinali fossero – tutti – distribuiti gratuitamente…
  2. Negli anni, nonostante l’acceso dibattito (più teorico che pratico) e i numerosi studi statistici che hanno dimostrato la corresponsabilità del medico, la classe medica – generalmente – si è fatta l’opinione che la scarsa o mancata aderenza alla terapia sia un’esclusiva responsabilità del paziente; ma cosa succede quando il paziente è il medico? Quando il clinico si trova dall’altra parte della scrivania, ha l’occasione di riflettere e di verificare, a partire dal proprio comportamento e dalla propria capacità di essere aderente, la distanza fra i buoni principi teorici e le azioni quotidiane. Questa nuova consapevolezza potrà aiutare il medico a guardare con occhi diversi il paziente al momento di una dimissione ospedaliera o durante una visita nel proprio ambulatorio medico.
  3. Sempre guardando l’aderenza dalla parte del medico, egli può farsi tentare da un’inerzia terapeutica, con motivazioni anche sincere ma generiche come la mancanza di tempo, il numero di pazienti o problemi organizzativi. Questo atteggiamento può contribuire far scendere l’aderenza dei pazienti sotto livelli ottimali, non solo per la mancata prescrizione dei trattamenti raccomandati nei dosaggi stabiliti ma soprattutto se il medico mostra una fiacca reazione verso pazienti cronici poco diligenti.
  4. Seri studi scientifici hanno provato ad analizzare dettagliatamente il fenomeno della non aderenza trovando addirittura 200 fattori diversi che possano influenzarla, distribuiti fra i diversi attori interessati. Questo studio minuzioso ha poi portato successivamente a proporre 6 possibili modelli di pazienti non aderenti – sempre solo loro – per motivazioni diverse:
     

    • il paziente non è consapevole dell’importanza di seguire le prescrizioni per la sua salute;
    • il paziente è convinto che i benefici dati dalla terapia non siano superiori all’impegno richiesto per seguirla;
    • il paziente considera troppo complessa la gestione della terapia;
    • il paziente non è sufficientemente vigile;
    • il paziente ha sulla terapia convinzioni personali irrazionali o errate o conflittuali;
    • il paziente non crede che la terapia funzioni.
  5.  

  6. La scarsa aderenza è fortemente legata al concetto di rischio per la salute: il paziente può non avere capito, non aver recepito, aver mal interpretato o aver ricevuto in maniera poco chiara da parte del medico il significato forte di questo concetto. Questa situazione porta, a volte, il paziente a proiettare un rischio oggettivo in un futuro nebuloso che non riesce ad immaginare.
    Il paziente può anche non considerare il peggioramento della propria salute come una condizione accuratamente da evitare, rispetto al basso livello di qualità della vita che vive o che crede di vivere. La depressione nella terza età non è un fatto raro.
    Lo studio ILSA del CNR dell’università di Padova – anno 2013 – per 13 anni ha seguito 5636 anziani italiani in otto città e ha evidenziato che l’anziano italiano è il più depresso in Europa.
  7. La comunicazione del rischio, perché questo non sia considerato troppo generico, deve passare attraverso dati oggettivi – i numeri – e anche questi devono essere ben contestualizzati – parlare di una frequenza ha una valenza comunicativa più comprensibile di probabilità o percentuale – tenendo conto che normalmente il paziente ha scarsa dimestichezza con i numeri e a volte anche il medico…